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L'economia canadese si è contratta nel quarto trimestre dello 0,6%, al di sotto delle previsioni della Banca del Canada (BoC), che si attendeva un livello zero, e sotto le previsioni di consenso che stimavano una riduzione più moderata dello 0,2% rispetto al terzo trimestre. Nel complesso, nel 2025 l'economia del Canada è cresciuta dell'1,7%, in calo rispetto al 2% del 2024. Per il primo trimestre dell'anno in corso si prevede preliminarmente un +0,7%, ma difficilmente si può oggi riporre piena fiducia in tali stime, dato l'elevato grado di incertezza globale.
I dettagli sono ambigui. Ad esempio, è stata registrata una riduzione della produzione, ma essa è stata causata esclusivamente da una contrazione delle scorte, mentre la domanda interna sottostante ha mostrato risultati molto migliori, aumentando del 2,4% rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti nel settore immobiliare sono calati sensibilmente, ma nello stesso tempo sono cresciuti gli investimenti pubblici e si è migliorato il saldo commerciale, cosa piuttosto inattesa visto l'aumento dei dazi da parte del principale importatore, che in teoria avrebbe dovuto ridurre i volumi delle esportazioni.
Il rapporto è più debole rispetto alle previsioni di gennaio della Banca del Canada e rafforza l'orientamento ribassista sulle prospettive del tasso. Si osservano ancora segnali di surplus di manodopera nel mercato e un rallentamento graduale dell'inflazione. Complessivamente questi fattori indicano che la BoC manterrà il tasso al 2,25% nella prossima riunione del 18 marzo, tuttavia va considerato che il 13 e il 16 marzo usciranno nuovi dati sul mercato del lavoro e sull'inflazione, perciò la previsione sul tasso deve essere ritenuta provvisoria.
Inoltre, la guerra in Medio Oriente rappresenta un forte fattore di incertezza. Se dovesse prolungarsi — e al momento è prematuro attendersi il contrario — è inevitabile un'impennata dell'inflazione dovuta al forte aumento dei prezzi dell'energia. Nel Regno Unito si è già registrato un aumento dei prezzi della benzina di oltre il 70% e in Giappone un forte calo dell'indice Nikkei, dato che il Giappone riceveva fino al 70% del petrolio e dei prodotti petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz; un'ondata inflazionistica a livello globale appare quindi più che probabile.
La posizione netta long sul CAD è aumentata nella settimana di riferimento di 119 milioni, portandosi a 2,01 miliardi; il posizionamento speculativo è leggermente rialzista, il prezzo stimato rimane sotto la media di lungo periodo, ma la dinamica discendente è scomparsa.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e ha fornito supporto al dollaro canadese, tuttavia la tensione generale ancora non consente alle valute legate alle materie prime di riprendere una traiettoria di crescita. Nonostante gli sconvolgimenti geopolitici, la coppia USD/CAD è stata scambiata in un range ristretto e al di sotto della linea di tendenza dall'inizio della guerra, e la pressione ribassista permane nel lungo termine. Riteniamo improbabile, nelle condizioni attuali, una discesa fino al supporto di lungo termine a 1,3479; più probabile appare una negoziazione in un range laterale 1,3620/1,3750, la cui rottura potrebbe avvenire in entrambe le direzioni, sia in caso di riduzione dell'escalation sia di una sua intensificazione.
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