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Il prezzo del Brent ha mostrato una forte volatilità: dopo un iniziale calo del 2,4% ha recuperato le perdite e, al momento della stesura, viene scambiato a 108$ al barile. A innescare questa dinamica è stata la dichiarazione del presidente Donald Trump sull'avvio di una nuova fase che prevede il reindirizzamento delle navi americane non coinvolte nel conflitto con l'Iran attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, un alto funzionario iraniano ha fatto sapere che Teheran considererebbe qualsiasi intervento statunitense nello Stretto una violazione del regime di cessate il fuoco.
Il mercato segue con molta attenzione qualsiasi sviluppo legato allo Stretto di Hormuz, tramite il quale transitava ancora due mesi fa una quota significativa delle forniture petrolifere mondiali. La dichiarazione di Donald Trump, pertanto, era destinata a provocare una reazione immediata, poiché toccava direttamente la potenziale escalation delle tensioni in una delle regioni più critiche per la sicurezza energetica.
La posizione espressa dall'Iran ha aggiunto nuovo livello di incertezza. La valutazione della presenza militare americana come violazione del cessate il fuoco ha dimostrato la prontezza di Teheran a reagire qualora venissero toccati i suoi interessi. Ciò ha creato un dilemma per Washington: garantire la libertà di navigazione, rischiando un nuovo conflitto, o fare marcia indietro, il che potrebbe essere percepito come debolezza.
Qualsiasi notizia che suggerisca una potenziale riduzione delle forniture provenienti dalla regione del Golfo Persico fa automaticamente salire i prezzi. Al contrario, segnali di riduzione delle tensioni o di una soluzione diplomatica potrebbero innescare un brusco calo.
Secondo gli ultimi dati del Joint Maritime Information Centre, un'organizzazione internazionale che condivide informazioni sulle rotte marittime, gli Stati Uniti hanno già istituito una zona ad alta sicurezza per garantire il transito attraverso lo Stretto di Hormuz a sud della zona di separazione, e le navi dovrebbero valutare la possibilità di attraversare le acque territoriali omanite a sud di essa. Tuttavia, resta da vedere se qualcuno si assumerà il rischio di sfruttare questa opportunità.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 106,83$. Questo permetterebbe di puntare a 113,00$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 118,80$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 100,40$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 92,50$, con prospettiva di calare fino a 86,67$.
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