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Nonostante il forte calo dell'euro negli ultimi giorni, il quadro complessivo del report COT su EURO FX (CME) segnala un sentiment rialzista.
Secondo il COT su EURO FX (CME) relativo alla settimana al 12 maggio 2026:
Open Interest: 829.377 contratti (ogni contratto = 125.000€). In aumento di +13.435 rispetto alla settimana precedente.
Non‑Commercial (speculatori)
Long: 224.002 (27,0% dell'OI) — aumentati di +6.528
Short: 183.802 (22,2% dell'OI) — diminuiti di −1.470
Spread: 32.115 (3,9% dell'OI) — aumentati di +2.689
Gli speculatori mostrano una netta prevalenza di posizioni long: la posizione netta risulta rialzista. Ciò indica che grandi fondi e asset manager scommettono su un apprezzamento dell'euro nel lungo periodo.
Commercial (hedger)
Long: 485.382 (58,5% dell'OI) — aumentati di +4.496
Short: 564.436 (68,1% dell'OI) — aumentati di +10.171
Gli operatori che effettuano coperture tradizionalmente contrastano il trend: sono netti short, ovvero si coprono dal rischio di apprezzamento dell'euro vendendo future. Numero di operatori: 142 long / 99 short.
Totale
Long: 741.499 (89,4% dell'OI)
Short: 780.353 (94,1% dell'OI)
Non‑Reportable (piccoli trader)
Long: 87.878 (10,6% dell'OI) — leggermente diminuiti (−278)
Short: 49.024 (5,9% dell'OI) — aumentati di +2.045
Anche i piccoli partecipanti mantengono una posizione netta long sull'euro.
Il quadro COT su EUR rimane complessivamente rialzista: gli speculatori hanno incrementato i long (+6.528 nel corso della settimana) e contemporaneamente ridotto gli short (−1.470), costruendo una posizione netta long in espansione. Anche i piccoli trader si muovono nella stessa direzione. L'aumento dell'Open Interest totale di +13.435 contratti, unito a un'accumulazione aggressiva di long da parte degli speculatori, segnala un consolidato consenso bullish sul mercato: storicamente, una struttura di questo tipo precede un ulteriore movimento al rialzo dell'EUR/USD, a meno che i fondamentali non cambino drasticamente.
Tuttavia, il principale rischio rimane il contesto fondamentale. Il conflitto in Medio Oriente è ormai un evento sistemico per la sicurezza energetica: interruzioni del traffico marittimo, forte contrazione della disponibilità di GNL e un aumento del premio per il rischio su petrolio, gas ed energia elettrica. Dopo l'ultima riunione, la BCE ha avvertito che una guerra prolungata in Medio Oriente potrebbe portare a un aumento dei prezzi dell'energia maggiore e più prolungato del previsto, accelerando ulteriormente l'inflazione nell'eurozona. Questo pone il regolatore in una posizione difficile: combattere l'inflazione pur dovendo sostenere un'economia indebolita.
In conclusione: il mercato agisce in modalità d'attesa, con i dati macro che passano in secondo piano rispetto alle notizie dal Medio Oriente. Nel frattempo, una parte significativa della risoluzione del conflitto è già scontata dai mercati, e un'eventuale escalation improvvisa potrebbe innescare un forte calo del tasso di cambio EUR/USD.
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