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Il petrolio prosegue la sua marcia al ribasso. Il Brent è sceso sotto i 78 dollari al barile dopo il calo del 3,3% di lunedì, il più forte in quasi una settimana, mentre il WTI si è avvicinato ai 72 dollari. Questo calo è stato innescato da un'ulteriore ondata di segnali di progresso nei negoziati con l'Iran, il più importante dei quali è la licenza statunitense di 60 giorni che consente la vendita di alcuni prodotti petroliferi iraniani sul mercato internazionale.
La meccanica di questa licenza è importante. Essa permette praticamente a qualsiasi compratore di acquistare e pagare petrolio iraniano, incluse le raffinerie statunitensi, benché alcune di esse non siano ancora pronte ad assumersi il rischio reputazionale e legale. Per Teheran si tratta di un salvataggio economico: la possibilità di rimettere legalmente il proprio petrolio sul mercato mondiale dopo mesi di blocco.
I segnali fisici di ripresa sono già evidenti. Nell'ultima settimana l'Iran ha spedito oltre 30 milioni di barili, e il Qatar sta instradando attraverso lo Stretto di Hormuz un numero crescente di navi GNL vuote, segnale di preparazione ad aumentare le esportazioni. Quattro petroliere hanno attraversato il passaggio senza nascondere la loro posizione.
Va però segnalata una sfumatura importante. Il mercato potrebbe star scontando un eccesso di offerta prima che questo si materializzi realmente, proprio come era successo alcuni mesi fa quando aveva scontato un deficit prima del reale calo della produzione. Il petrolio tende a sovrastimare la situazione in entrambe le direzioni: è un'osservazione preziosa, perché l'attuale discesa sotto i 78 dollari potrebbe risultare eccessiva se il ripristino fisico delle forniture dovesse richiedere più tempo del previsto.
Al momento i negoziati sul Medio Oriente sono entrati in una fase di prolungate dispute tecniche, e le divergenze stanno già emergendo. Vance ha affermato che l'Iran ha acconsentito a far entrare ispettori nucleari, mentre Teheran lo contesta. Davanti restano questioni complesse: il potenziale nucleare iraniano, lo status della tregua in Libano tra Israele e Hezbollah, e l'apertura sicura dello Stretto di Hormuz. Ognuna di queste questioni potrebbe bloccare l'intero processo per settimane.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 74,85$. Questo permetterebbe di puntare a 81,38$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 86,67$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 67,77$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 59,96$, con prospettiva di calare fino a 51,99$.
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