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L'oro è sceso dello 0,2% a 4.020,90$ l'oncia, continuando a contenere la perdita registrata nella sessione precedente (-1,1%). L'argento è rimasto praticamente invariato, scambiandosi a 57,16$, dopo aver perso oltre il 2% il giorno prima. Il platino è rimasto stabile, il palladio è salito lievemente.
Il metallo prezioso si mantiene in territorio negativo in attesa della delicata decisione sui tassi d'interesse della Fed, prevista per oggi, in un contesto di continue tensioni in Medio Oriente. Gli swap sui tassi d'interesse prezzano circa un terzo di probabilità di un aumento di un quarto di punto percentuale, il che rappresenta un livello di incertezza insolitamente elevato rispetto agli ultimi anni. L'aumento dei costi di finanziamento tradizionalmente rappresenta un ostacolo per l'oro, che non genera interessi.
I membri del regolatore sembrano divisi fra il rapporto sull'inflazione di giugno, più debole del previsto, e il recente rialzo del petrolio associato all'escalation fra USA e Iran avvenuta nel corso del mese.
La prossima decisione della Fed è fondamentale per la traiettoria futura dell'oro. Se la Fed invierà un segnale più restrittivo del previsto, rafforzando la prospettiva di tassi più elevati o segnalando maggiori preoccupazioni per l'inflazione, è probabile che l'oro subisca pressioni al ribasso.
La perdita accumulata dall'oro dall'inizio del conflitto rimane significativa. Da quando la guerra tra USA e Iran è iniziata oltre cinque mesi fa, il metallo ha perso quasi un quarto del proprio valore, poiché i prezzi elevati dell'energia hanno alimentato la pressione inflazionistica e accresciuto la probabilità che i tassi restino elevati più a lungo. Tuttavia, dalla fine di giugno l'oro si è attestato intorno al livello chiave di supporto a 4.000$, sostenuto da flussi di acquisto sui ribassi.
Sul fronte diplomatico, martedì il presidente Trump ha ricevuto alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nel tentativo di gettare basi per un'ulteriore attività diplomatica. Il mercato resta in attesa di un esito su due fronti: quello monetario, dove la decisione della Fed stabilirà la traiettoria a breve dei tassi, e quello geopolitico, dove la fragile pausa nel conflitto potrà evolvere tanto verso una de‑escalation quanto verso una nuova ondata di tensione — come dimostrato dall'intercettazione odierna di un attacco iraniano.
Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.062$ per puntare al livello successivo a 4.124$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.186$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.008$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 3.954$, e poi fino a 3.906$.
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