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Alla chiusura di ieri l'euro è riuscito a recuperare terreno dopo la forte svendita asiatica che all'inizio della settimana aveva portato la coppia ai minimi da maggio 2025. Tra i movimenti simili si è distinta anche la sterlina. Né la statistica fondamentale né il dollaro americano hanno esercitato una pressione decisiva sull'euro, e il mercato si è parzialmente ripreso. Tuttavia, la situazione rimane sotto il controllo degli acquirenti di valuta statunitense e il rimbalzo finora sembra più una pausa che un'inversione di tendenza. La sterlina ha seguito la stessa traiettoria e continua a muoversi lateralmente, ma le probabilità di un ulteriore calo rimangono piuttosto elevate.
I dati mostrano che le vendite al dettaglio nell'area euro a luglio sono aumentate dello 0,1% dopo il forte calo dello 0,6% nel mese precedente, mentre su base annua la crescita è stata dello 0,8%. Si tratta di un buon risultato per l'economia della regione, che consente alla BCE di agire secondo il suo piano. A beneficiare sono stati l'euro e i sostenitori di un proseguimento della linea restrittiva; a rimetterci sono invece coloro che speravano in un cambio di rotta. Gli ordini dell'industria tedesca sono invece scesi del 10%, ma l'euro ha ignorato tale dato.
Anche il contesto politico ha contribuito a sostenere l'euro: lo spread tra i rendimenti francesi e quelli di altri titoli governativi si è leggermente ridotto, attenuando la pressione sulla valuta unica. Un ulteriore sostegno è arrivato dal discorso del capo economista della BCE, Philip Lane. Egli ha affermato che il regolatore procede sulla "via di mezzo", valutando gli ultimi dati e le previsioni. L'inflazione è aumentata sensibilmente, ma il mercato del lavoro e i tassi di crescita hanno resistito a questa pressione, e il danno all'economia europea temuto da analisti e gestori non si è verificato. Secondo Lane, non ha senso alzare i tassi in modo aggressivo, pur sostenendo che il movimento verso l'inasprimento proseguirà, seppure con minore vigore.
La sterlina ha beneficiato dei dati sul settore edilizio: il PMI del Regno Unito è salito a 46,1 da 44,3. Pur restando sotto la soglia di 50 (quindi in contrazione), il calo è meno marcato rispetto al mese precedente, e il mercato ha interpretato il dato come un segnale positivo per i compratori della sterlina. Nel pomeriggio sono stati pubblicati anche i dati sulla bilancia commerciale statunitense: il deficit di beni e servizi è aumentato bruscamente a 105,6 miliardi di dollari, il massimo dall'inizio del 2025; le importazioni hanno toccato un record con un aumento del 4,3%, mentre le esportazioni sono salite solo dell'1,4%. Il dollaro ha così registrato una nuova fase di indebolimento contro euro e sterlina.
A mio avviso, la ragione è che dopo la robusta correzione degli asset rischiosi la domanda di dollaro come rifugio è tornata, e il quadro fondamentale — la Fed e il rialzo dei rendimenti dei Treasury — gioca a favore della valuta americana. A questo si è sommata la situazione nello Stretto di Hormuz, che è tornata a infiammarsi: l'Iran ha ripreso ad attaccare petroliere che transitano senza accordo, riportando il dollaro come asset‑rifugio.
Guardando il calendario economico, nella prima parte della giornata sono attesi i dati sulla produzione industriale tedesca per agosto, con una crescita prevista dello 0,5% dopo il calo dell'1,1% di luglio: è l'unico dato rilevante per l'area euro, e un risultato solido potrebbe sostenere l'euro. Seguirà la pubblicazione della bilancia commerciale francese, dato che oggi non sono previsti altri dati regionali. Nel Regno Unito uscirà l'indice dei prezzi delle abitazioni, atteso in crescita dello 0,2% a settembre dopo il calo di agosto dello 0,2% — è un indicatore che difficilmente muoverà la sterlina in modo determinante. Dagli USA arriveranno solo i dati sul credito al consumo, mentre l'attenzione principale sarà rivolta al verbale della riunione della Fed.
La situazione legata al verbale è ambigua. Tutti si aspettano che, dopo l'aumento dei tassi, la Fed mantenga una linea dura, dato che la pressione inflazionistica è in aumento. Tuttavia, gli ultimi dati sul mercato del lavoro, che mostrano un tasso di disoccupazione salito al 4,2% e una crescita dell'occupazione nel settore privato meno vigorosa, potrebbero rendere l'autorità di regolamentazione più cauta nelle decisioni future. Ritengo che il verbale confermerà questa cautela. All'inizio del mese molti membri della Fed parlavano ancora della necessità di ulteriori rialzi; ma ora l'attenzione si è spostata da ottobre a dicembre. Se il verbale mostrerà una posizione più prudente all'interno del comitato, il dollaro potrebbe indebolirsi e l'euro e la sterlina avrebbero l'opportunità di un buon recupero.
Per gli acquisti di EUR/USD c'è il livello 1,1202. Una discesa a questo livello, seguita da una falsa rottura, innescherà un ritorno verso l'area 1,1241. La rottura e il consolidamento sopra 1,1241 daranno occasione per operare da quel livello anticipando un rialzo più consistente verso 1,1275, e il consolidamento al di sopra di tale fascia continuerà il mercato rialzista dell'euro aprendo la strada a 1,1310. Qui cercherò vendite al rimbalzo con un movimento di 25–30 pip. Prenderei in considerazione posizioni short su un rialzo da 1,1241 solo in caso di falsa rottura, lo stesso vale per 1,1275. Se a 1,1202 non si presentano compratori, è probabile che si arrivi al minimo mensile intorno a 1,1165, dove posizioni long sono possibili in caso di mancato consolidamento. Valuterò acquisti al rimbalzo a partire da 1,1133 con target di 25–30 pip.
Per GBP/USD la situazione è simile e conviene non affrettarsi con gli acquisti. Monitorerò la situazione intorno a 1,3228 o un ritorno a 1,3254 e cercherò di operare da questi livelli. La rottura al rialzo darà impulso a un rally rialzista più ampio verso circa 1,3279, e l'uscita da questo range permetterà alla sterlina di raggiungere 1,3307, dove cercherò posizioni short in caso di rimbalzo con un movimento di 25 pip. Le posizioni short da 1,3279, così come da 1,3254, saranno prese in considerazione solo in caso di falsa rottura, con 1,3228 come obiettivo ovvio. Se i tori non si attivano qui, si aprirà strada diretta verso 1,3202, dove posizioni long sono possibili in caso di mancato consolidamento, oppure acquisti al rimbalzo da 1,3181 con target di 15–20 pip.
Sono propenso a credere che il rialzo di ieri dell'euro e della sterlina sia stato una correzione piuttosto che un'inversione di tendenza, e finché i rendimenti dei Treasury USA salgono e lo Stretto di Hormuz rimane fonte di rischio, il dollaro mantiene il vantaggio. Azzardo l'ipotesi che fino al verbale della Fed le coppie oscillino intorno ai livelli indicati, e che dopo la pubblicazione si muovano nella direzione dettata dal tono del comitato. Non escludo che, in caso di verbale prudente, vedremo la ripetizione del rimbalzo osservato ieri.
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