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L'oro è salito dello 0,7% oggi, toccando brevemente i 4.200 dollari l'oncia. L'argento è aumentato dello 0,5% a 60,57 dollari, mentre anche platino e palladio hanno registrato rialzi.
Il tema principale della settimana è che i trader hanno assunto una posizione di attesa in vista dei dati USA sull'inflazione in uscita domani. Il mercato degli swap prezza una bassa probabilità di un rialzo Fed a ottobre e un solo aumento entro fine anno. Ciò significa che la maggioranza considera la riunione del 28 ottobre una pausa, e la disputa si concentra su dicembre. Per l'oro questo è uno sfondo favorevole, perché l'assenza di un inasprimento imminente riduce il rendimento alternativo e non costringe gli investitori a ritirarsi dal metallo prezioso.
Il secondo fattore di supporto è legato al petrolio. Il Brent è sceso a 105 dollari al barile dopo tre giorni di rialzi, e questo ha favorito l'oro. Dalla fine di febbraio, con l'inizio del conflitto tra USA e Iran, il metallo si è mosso spesso in senso opposto al petrolio, per via di una catena logica: il petrolio caro fa salire le aspettative di inflazione, che a loro volta aumentano le scommesse su una stretta monetaria della Fed, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e mettendo sotto pressione l'oro, che non rende interessi. Quando il petrolio si indebolisce, la catena si inverte. Vincono i detentori d'oro, perdono coloro che puntano su rendimenti più alti.
Ha contribuito anche il commento della rappresentante Fed Beth Hammack: ha detto che correzioni più piccole e più frequenti dei tassi aiutano a tenere sotto controllo le aspettative d'inflazione, ma non ha sostenuto un rialzo già a ottobre. Questo ha attenuato in parte il timore del mercato di un intervento immediato, impedendo al dollaro di rafforzarsi e permettendo all'oro di testare quota 4.200 dollari. A mio parere, questo è un dettaglio importante: la retorica "falco" senza una data concreta pesa meno sull'oro rispetto al rialzo effettivo dei tassi.
Ora tutta l'attenzione è per mercoledì, con l'uscita del CPI. Si prevede che il dato sarà abbastanza contenuto da permettere alla Fed di restare in pausa. L'indice dei prezzi alla produzione e i dati sui prezzi all'importazione, in programma più avanti nella settimana, mostreranno come la pressione energetica e sulle importazioni si trasferisce sui prezzi interni. Se questi numeri risultassero sopra le attese, le scommesse su un rialzo a dicembre aumenterebbero e l'oro subirebbe pressioni dai rendimenti.
La mia analisi è la seguente: fino alla pubblicazione del CPI, l'oro probabilmente si muoverà in un intervallo ristretto intorno ai 4.200 dollari, e una fase di consolidamento al di sopra dei 4.192 dollari manterrà gli acquirenti in vantaggio. Se l'inflazione si rivelerà debole e il petrolio rimarrà al di sotto dei 105 dollari, mi aspetto un tentativo di estendere il rally fino a 4.250 dollari. Se l'indice dovesse sorprendere al rialzo, i rendimenti aumenteranno e il metallo tornerà al supporto a 4.125 dollari.
Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.192$ per puntare al livello successivo a 4.249$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.304$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.124$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 4.062$, e poi fino a 4.047$.
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