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L'S&P 500 ha vissuto un periodo di forte volatilità da quando Donald Trump ha promesso di distruggere un'intera civiltà e poi ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori sono rimasti in gran parte indifferenti ai continui attacchi di Teheran contro i paesi del Medio Oriente e alle operazioni israeliane in Libano, rifugio di Hezbollah. I combattimenti non si sono fermati, ma le speranze di pace hanno permesso al mercato azionario di passare dalla paura all'avidità.
Il modesto calo del 4% dell'S&P 500 durante il conflitto in Medio Oriente appare piuttosto insolito. L'aumento dei rischi geopolitici e dei prezzi del petrolio minacciava di rallentare seriamente sia l'economia globale sia quella americana. Tuttavia gli investitori hanno continuato a credere fino all'ultimo a un esito positivo. Anche gli analisti di Wall Street hanno contribuito a sostenere l'ottimismo: durante lo scontro USA‑Iran hanno alzato le stime sugli utili per 131 società e le hanno mantenute invariate per 266; soltanto 103 emittenti hanno visto revisioni al ribasso.
Evoluzione del premio per il rischio
Forse il mercato aveva semplicemente bisogno di tempo per comprendere che gli eventi avrebbero potuto seguire uno scenario simile a quello degli anni '70, quando lo shock petrolifero provocò un'impennata dell'inflazione e la Fed, sotto la pressione presidenziale, ridusse i tassi invece di aumentarli, causando una doppia recessione. Un tracollo poteva verificarsi anche oggi, come dimostra l'aumento del premio per il possesso di azioni rispetto alle obbligazioni: è salito al massimo degli ultimi due anni.
Nonostante l'avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran alla fine della settimana verso il 10 aprile, le posizioni delle parti restano assai distanti. La sensibilità dell'S&P 500 alle notizie geopolitiche evidenzia quanto sia difficile per l'indice salire. Teheran vuole continuare a controllare lo Stretto di Hormuz; Washington intende invece ottenere una quota dei proventi derivanti dal transito delle petroliere in quanto vincitrice. Secondo Donald Trump, il vincitore dovrebbe accaparrarsi l'intero bottino.
Evoluzione delle attese sui possibili movimenti del tasso Fed
A sostenere l'S&P 500 concorrono anche il calo dei rendimenti dei Treasury e la ripresa dell'ipotesi di allentamento della politica monetaria della Fed. Se prima dell'annuncio della tregua il mercato a termine prezzava una probabilità del 12% di un taglio dei tassi sui fondi federali nel 2026, dopo la notizia tale probabilità è balzata al 44%.
Gli stimoli monetari e il calo dei rendimenti dei Treasury ridurranno i costi delle imprese americane, aumenteranno gli utili e favoriranno la ripresa del trend rialzista dell'indice broad.
Dal punto di vista tecnico, sul grafico giornaliero dell'S&P 500 si sta formando una pin bar con una lunga ombra inferiore. La sua presenza indica una debolezza ribassista e suggerisce di inserire un ordine pendente appena sopra il massimo della pin bar, vicino a 6.620. La probabilità di una continuazione del rally verso 6.665 e 6.770 è elevata, quindi i trader dovrebbero concentrarsi sull'acquisto dell'indice azionario ampio.
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